venerdì 13 giugno 2008

Uno, nessuno, cento mila

Ma noi siamo ciò che dimostriamo di essere oppure ciò che noi stessi pensiamo di essere?
Prendiamo l'esempio di Robin Hood, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Ma c'è sempre chi dice che alla fine era comunque un ladro. Altri sostengono che portava solo un po' di "equità" lì dove non ve n'era. Quindi per la gente, e quindi per quello che dimostrava di essere, Robin Hood era un benefattore oppure un ladro. (Stesso caso per Sante Pollastro se vogliamo). Se poi si fosse potuto chiedere cosa pensava di se stesso avrebbe potuto paragonarsi ad una specie giudice, il quale non deve essere assolutamente nè un ladro nè un benefattore per svolegere correttamente il proprio mestiere. Una sorta di "principio di indeterminazione".
Chi ha ragione fra tutti?
Proprio Luigi Pirandello sosteneva che una persona si può "mascherare di tanti io" (centomila) tante quante sono le persone che ci stanno vicino, ma che alla fine per trovare se stessi (uno. ciò che si credeva di essere prima di accergersi di essere "centomila") ci si annulla (nessuno). Se fosse vero (e molti psicologi, ma non solo (anche noi stessi), lo confermano) allora la strada per arrivare alla risposta alla domanda iniziale si "contorce", in quanto diamo agli altri una immagine modificata di ciò che siamo in realtà (oppure no? oppure siamo proprio così?). Però è anche vero che molti sbagliano di autogiudicarsi pensando di essere ciò che in realtà non sono (oppure lo dicono perchè quando non c'è nessuno e quindi tolta la causa delle molteplici identità, sono davvero come sostengono di essere?).
E nel caso in cui le persone che ti circondano devono darti un giudizio, un voto?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

In oriente, le filosofie insegnano ad identificarsi col tutto o col nulla, cercando di eliminare il proprio ego. Ma se pensassimo invece di annullare, a costruire, o meglio educare il nostro ego? Riconoscendo magari che sbagilare e" corretto al fine di apprendere e riconoscere la essenza del nostro Essere? saggezza popolare dice sbagliare e umano perseverare e diabolico, ciao

capo11 ha detto...

certo, sbagliare è super corretto al fine di apprendere. ma per farlo bisogna fare quel miglio in più. Quello che molto svogliati o superficiali non vogliono fare!